Giulio Montini

Autori Elpo Edizioni Giulio Montini
Giulio Montini, è nato a Como nel 1961.
Lavora come tecnico industriale in un’azienda tessile comasca. Ha iniziato a fotografare nel 1985 e dal 1990 partecipa a concorsi fotografici. Le prime fotografie sono di tipo creativo con metodo analogico, filone che prosegue dal 2000 in poi, con l’ausilio del computer. Dal 1994 viaggia: India, Marocco, Tunisia, Thailandia, Cina, Romania, Islanda, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Nepal, Indonesia, Corea del Sud, Oman, Etiopia, Madagascar, Vietnam e molte capitali europee. 
Dopo il primo viaggio in India nasce una grande passione per il reportage. La caratteristica di Montini è di avvicinarsi molto ai suoi soggetti, per questo motivo l’obiettivo preferito è il 16-35. In caso di necessità utilizza anche il 70-200. Risale al ’92 l’iscrizione alla FIAF e la partecipazione a concorsi nazionali ed internazionali. Negli ultimi tredici anni è stato il miglior autore italiano, per numero di premi e numero di accettazioni che ha avuto nelle competizioni. Nella classifica di tutti i tempi della federazione italiana è al primo posto, con 3.550 accettazioni. Ha ottenuto le onorificenze nazionali AFI (Artista della fotografia italiana) e IFI (Insigne della fotografia italiana). Le sue onorificenze internazionali sono, AFIAP, EFIAP, EFIAP / D2. Cinque volte campione del mondo con la squadra Italiana e tre volte secondo.
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“Una fotografia non si scatta… si crea” (Ansel Adams). Questo è lo spirito con il quale realizzo le mie immagini. Non è solo uno scattare per documentare, è creare un’emozione, che sento quando scatto e cerco di trasmettere a chi vede le mie foto.
E per rendere possibile questo, mi rifaccio ad un’altra frase di un grande fotografo Robert Capa: “Se le tue fotografie non sono abbastanza buone è perché non sei abbastanza vicino”. Per vicino intendeva proprio il contatto stretto con i soggetti. Il mio obiettivo preferito è il 16-35. Quando faccio dei ritratti sono a pochi centimetri dai miei soggetti, sento il loro odore, riesco a cogliere i loro pensieri e probabilmente loro sentono i miei.
Così nasce l’alchimia che fa vivere una fotografia.